Sei mesi dopo la Giornata nazionale di solidarietà a favore delle vittime della siccità nel Corno d’Africa, la situazione rimane drammatica e la popolazione sul posto ha tuttora bisogno di aiuto per garantire la propria sopravvivenza e ricostruire la propria esistenza. Grazie alla generosità della popolazione svizzera, la Catena della Solidarietà sostiene quasi mezzo milione di persone nei paesi maggiormente colpiti dalla siccità, ossia Somalia, Etiopia e Kenya. Circa l’80% dei 14 milioni di franchi donati in Svizzera ha permesso la realizzazione di una ventina di progetti umanitari.
L’aiuto della Catena della Solidarietà si concentra sulle regioni maggiormente colpite dalla siccità, con un’attenzione particolare ai bambini, alle donne durante la gravidanza e l’allattamento come pure le comunità isolate che non beneficiano di alcun altro aiuto. La siccità attuale, provocata da sei stagioni consecutive di piogge scarse dalla fine del 2020, è una delle peggiori crisi legate ai cambiamenti climatici nella storia recente del Corno d’Africa. Una situazione che ha conseguenze devastanti sui mezzi di sussistenza delle popolazioni locali, a cui serviranno svariati anni per potersi ricostruire.
Un aiuto vitale grazie alla solidarietà in Svizzera
Grazie alla solidarietà testimoniata dalla popolazione in Svizzera, la Catena della Solidarietà può aiutare comunità gravemente colpite dalla siccità, spesso molto isolate. Queste persone hanno visto morire circa il 90% del loro bestiame, la loro principale fonte di sostentamento e di reddito. Si trovano quindi in una situazione di grande precarietà e temono per il loro futuro. La Catena della Solidarietà sostiene progetti messi in atto dalle sue organizzazioni umanitarie partner per il trattamento e la prevenzione della malnutrizione in particolare nei bambini e nelle donne durante la gravidanza e l’allattamento, garantisce l’accesso all’assistenza sanitaria, al cibo e all’acqua, assicura un sostegno alle famiglie agro-pastorali. Il 45% delle donazioni raccolte è stato utilizzato in Etiopia, il 35% in Kenya e il 20% in Somalia.
Questi progetti sono realizzati dalle seguenti ONG partner svizzere della Catena della Solidarietà presenti in loco: Adra Suisse, Caritas Svizzera, CBM, HEKS, Helvetas, Medair, Fondation Terre des hommes, Save the Children Svizzera, Croce Rossa Svizzera e Veterinari senza Frontiere Svizzera.
Una situazione tuttora molto precaria
La situazione resta molto preoccupante e oltre 22 milioni di persone sono tuttora a rischio di fame in Kenya, Somalia ed Etiopia. Nonostante un aumento delle precipitazioni nel corso delle ultime settimane, queste rimangono ampiamenti insufficienti. Sui terreni inariditi, le rare piogge provocano improvvise inondazioni che causano danni devastanti, uccidono numerosi animali e aggravano ulteriormente la situazione delle persone già estremamente vulnerabili.
Aurore Geiser, responsabile dei Programmi umanitari della Catena della Solidarietà è appena rientrata da una visita ai progetti in Kenya ed Etiopia. Il suo commento: « L’insicurezza alimentare è la conseguenza più visibile della crisi che attanaglia il Corno d’Africa, ma le conseguenze di questa crisi vanno ben oltre. La salute delle persone più vulnerabili è seriamente compromessa, così come l’istruzione e la sicurezza dei bambini. Numerose famiglie non possono più permettersi di inviare i figli a scuola, lasciando così migliaia di giovani senza prospettive per il futuro. L’aumento dei matrimoni precoci, della violenza sulle donne e dei conflitti intercomunitari sono conseguenze forse meno visibili, ma non meno drammatiche della siccità sulla vita delle popolazioni locali».
Data l’entità dell’impatto della siccità, alle popolazioni colpite serviranno molti anni per potersi risollevare. Occorre trovare soluzioni durevoli per contrastare le conseguenze a lungo termine dei cambiamenti climatici, in particolare investendo in mezzi di sussistenza resilienti.
Le donazioni sono ancora possibili
Le donazioni per l’Africa orientale possono ancora essere effettuate sul sito www.catena-della-solidarieta.ch o presso gli sportelli postali con la dicitura “Fame estrema in Africa orientale”.
Comunicato stampa
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