Fame estrema in Africa orientale

L’Africa orientale è attualmente colpita da una siccità estrema, la peggiore dell’ultima generazione. La situazione, di per sé già molto preoccupante, è stata ulteriormente aggravata da tre stagioni consecutive di piogge scarse. I conflitti, le crisi economiche causate dalla pandemia di coronavirus e le ripercussioni della guerra in Ucraina, che ostacolano l’approvvigionamento alimentare e fanno lievitare i prezzi fino a farli quasi raddoppiare, non migliorano di certo la situazione. La Catena della Solidarietà aiuta.

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Fame estrema in Africa orientale: una situazione aggravatasi di anno in anno

Corno d’Africa – Kenya, Somalia ed Etiopia– Sudan e Sud Sudan stanno attualmente affrontando una terribile siccità, costantemente peggiorata negli ultimi anni. L’intensità estrema di questo fenomeno è dovuta anche a tre stagioni consecutive di piogge scarse in ottobre 2020, marzo 2021 e ottobre 2021 in Somalia, nel sud e sud-est dell’Etiopia e nell’est del Kenya. In Sudan e Sud Sudan, la situazione viene ulteriormente aggravata dai conflitti, da una crisi economica e dai magri raccolti. La Catena della Solidarietà sostiene le persone colpite dalla siccità nel Corno d’Africa e nei paesi limitrofi.

Fame estrema in Africa orientale – le cifre

António Guterres, Segretario generale dell’ONU, mette in guardia: «Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare il ciclone della fame e il crollo del sistema alimentare globale. La guerra in Ucraina è anche un attacco alle persone e ai paesi più vulnerabili del mondo».

La minaccia di una catastrofe umanitaria dovuta alla carestia e alla fame

La ripetuta mancanza di precipitazioni e la siccità indotta dal clima fanno sì che le popolazioni colpite non siano in grado di fare scorte per i periodi difficili e siano già dipendenti dagli aiuti. Le mancate esportazioni di grano dall’Ucraina e dalla Russia limitano fortemente le coltivazioni da parte della popolazione e fanno aumentare drasticamente i prezzi degli alimenti. Secondo i calcoli delle Nazioni Unite, i prezzi alimentari globali hanno raggiunto un livello mai visto prima d’ora.

I 45 paesi meno sviluppati del mondo importano almeno un terzo del loro grano dall’Ucraina o dalla Russia. Tra questi troviamo Kenya, Etiopia, Sudan e Sud Sudan; la Somalia importa addirittura il 90% del suo grano da questi due paesi. «Ora viene bombardato il loro granaio», lancia l’allarme António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite. Inoltre, a causa delle enormi esigenze umanitarie in Ucraina e nei paesi limitrofi, vengono a mancare i fondi di cui hanno urgente bisogno governi, organizzazioni e poteri pubblici per contrastare la siccità in Africa orientale.

Tutti questi fattori ci fanno temere un imminente disastro umanitario. Diverse nostre organizzazioni umanitarie partner svizzere stanno già fornendo aiuti urgenti nei paesi più colpiti.

«In Africa orientale ci stiamo dirigendo verso una catastrofe umanitaria insidiosa, perché poco visibile, ma di proporzioni sconfinate: prolungati periodi di siccità si succeddono da due anni, decimando i raccolti e le greggi. A questo si aggiunge l’impennata del prezzo dei cereali importati a causa della guerra in Ucraina. Possiamo alleviare l’imminente carestia sostenendo le persone più vulnerabili.»
Tasha Rumley, Responsabile dell’aiuto umanitario

Domande sulla fame estrema in Africa orientale

La terribile situazione attuale ha più cause. La ripetuta mancanza di pioggia rende impossibile prepararsi per futuri eventi simili o fare scorte. Le scorte – cibo oppure anche bestiame e sementi – servono ad affrontare i periodi di magra. Se per diversi anni consecutivi però non è possibile farne, diventa difficile affrontare situazioni come quella attuale. Anche altri fattori influiscono, per esempio i conflitti che costringono le famiglie ad abbandonare casa, bestiame e campi, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari a causa della guerra in Ucraina o l’invasione di locuste che negli ultimi anni ha distrutto molti raccolti.

Nel 2017, con l’aiuto della popolazione svizzera la Catena della Solidarietà ha raccolto oltre 19 milioni di franchi di donazioni, con i quali sono stati finanziati più di 20 progetti di 12 nostre organizzazioni partner che hanno aiutato a scongiurare una situazione all’epoca drammatica. Come nel 2017, la situazione è ora gradualmente peggiorata per un periodo di tempo più lungo. Altri fattori – in primis le ripercussioni della guerra in Ucraina sulla situazione alimentare globale – potrebbero aggravare ulteriormente la crisi. Anche il protrarsi della siccità, che rende impossibile costituire scorte d’emergenza, i conflitti o le conseguenze economiche del Covid-19 stanno mettendo milioni di persone in una situazione precaria.

Donando: con i fondi raccolti potremo per esempio finanziare progetti delle nostre organizzazioni partner sul posto per distribuire cibo, garantire l’accesso all’acqua potabile e consentire alle persone che hanno perso le loro basi vitali di acquistare generi alimentari o di ricevere cure mediche.

Si stima che 29,8 milioni di persone nel solo Corno d’Africa siano afflitte da carenza di cibo e acqua a causa della siccità. In Sudan, la fame potrebbe colpire 9,7 milioni di persone entro l’autunno. I bambini sono particolarmente colpiti: circa 7 milioni di minori nel Corno d’Africa soffrono di denutrizione nella forma acuta o acuta grave, una condizione che indebolisce il loro fisico e li espone maggiormente a malattie come colera o diarrea.

La siccità attuale in Africa orientale è il risultato di anni senza o con poca pioggia. È molto probabile che sia collegata ai cambiamenti climatici e potrebbe diventare una delle peggiori crisi legate al clima nella storia recente del Corno d’Africa. Oltre alle sfide climatiche dovute a precipitazioni sotto la media, fattori come i conflitti, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari o le invasioni di locuste complicano ulteriormente la situazione.

Sì, la guerra in Ucraina influisce pesantemente sulla situazione in Africa orientale, così come su quella di altre regioni nel mondo. Ucraina e Russia rappresentano il 30% della produzione mondiale di grano, il 20% della produzione mondiale di mais e l’80% della produzione mondiale di olio di girasole. Se questa produzione viene meno, le popolazioni in Africa orientale possono importare meno cibo o subiscono forti aumenti dei prezzi dei generi alimentari. La Somalia, per esempio, è tra i paesi più colpiti, basti pensare che il 90% del grano importato nel paese proviene dall’Ucraina.

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