26.02.2018

Ladina Spiess: «sharing is caring»

Dal 2011 a fine 2017 Ladina Spiess, celebre conduttrice e produttrice radiofonica, è stata la voce della Catena della Solidarietà. Durante 7 anni si è fatta interprete delle persone colpite da catastrofi. I suoi reportage sono apprezzati per la loro empatia e vicinanza alle popolazioni disastrate, senza tuttavia perdere la necessaria distanza critica. Sul campo, la moderatrice dedicava il suo tempo con generosità sia agli operatori umanitari che alle vittime delle catastrofi. Nei suoi 14 viaggi nei territori di crisi del mondo intero, ha potuto constatare i danni causati dalle catastrofi naturali più devastanti, da Haiti all’Indonesia. Prima di passare il microfono a Dani Fohrler, Ladina Spiess traccia con noi un bilancio del suo operato.

Che cosa le è rimasto maggiormente impresso dei suoi viaggi?

Sono sempre rimasta impressionata dall’efficienza con la quale vengono elargiti gli aiuti umanitari. Tranne alcune rare eccezioni, le organizzazioni si coordinano tra di loro e le vittime delle catastrofi possono beneficiare rapidamente degli aiuti immediati. Una situazione che ho vissuto in prima persona nel 2016, dopo l’uragano Matthew ad Haiti. Per il personale delle organizzazioni umanitarie locali e internazionali, non si tratta soltanto di svolgere un lavoro, per loro è anche un dovere morale e, pur essere sovente toccati personalmente dal destino di queste persone, non perdono la loro professionalità. Una realtà che mi sorprende tuttora, anche dopo 14 viaggi.

Che cosa ha imparato?

Ho soprattutto capito perché dopo la fase degli aiuti d’urgenza, può trascorrere un po’ di tempo prima di poter dare avvio alla ricostruzione. Più sono gli attori coinvolti nel processo, più risulta difficile la coordinazione, in particolare se il governo è indebolito. Nonostante tutto, gli aiuti vanno a buon fine e la qualità nel settore della ricostruzione è davvero buona.

Ricorda un incontro particolare?

Sì, in Uganda, con Adjan, un giovane fuggito dalla guerra con i suoi 11 fratelli e sorelle, il più piccolo di appena due anni. Adjan era forte, doveva assumersi il ruolo di un adulto pur essendo ancora un bambino. Penso tuttora spesso a lui. Vendeva la sua razione di alimenti per consentire a quattro fratelli e sorelle di frequentare la scuola. Era toccante vedere come si occupava della sua famiglia tra mille difficoltà, senza mai lamentarsi. Adjan era stato inserito tra i beneficiari di un progetto della Croce Rossa Svizzera, cofinanziato con le donazioni dell’iniziativa «Jeder Rappen zählt» (Ogni centesimo conta) 2014 «Famiglie in fuga».

E la giornata di raccolta più speciale?

Difficile rispondere a questa domanda, ognuna di queste giornate è un evento speciale. Quando abbiamo raccolto fondi per le Filippine (tifone Haiyan 2013), diverse persone della comunità filippina si sono presentate al centro di raccolta di Berna per ringraziarci dell’aiuto. Ricordo con grande emozione anche una donna che, durante la giornata di raccolta fondi a favore delle vittime della carestia in Africa, ha fatto una promessa di donazione di 500’000 franchi.

La sua opinione sull’operato delle ONG svizzere sul campo?

Sono rimasta molto colpita dalla grande professionalità dei collaboratori delle ONG svizzere e dalla qualità del loro lavoro. Ho constatato con piacere che tutti considerano un loro dovere rendere conto ai donatori con trasparenza dell’impiego dei fondi elargiti con tanta generosità.

Che importanza ha la Catena della Solidarietà per la SRF?

La Catena della Solidarietà è il braccio umanitario della SRG SSR, ed è quindi molto importante per l’azienda mediatica svizzera. La collaborazione con la Catena della Solidarietà non risponde soltanto alla volontà di impegnarsi in qualche modo per la responsabilità sociale; la CS è ancorata nei valori dell’azienda, proprio come l’azione 2 x Natale e Denk an mich (Pensami). La Catena della Solidarietà è stata creata proprio dalla SRG SSR, quindi il legame è molto forte; lo si nota anche tra i collaboratori che rispondono alle chiamate durante le giornate di raccolta fondi. Secondo me, la SRG SSR può essere orgogliosa della Catena della Solidarietà.

Qual è secondo lei il nostro valore aggiunto?

La Catena della Solidarietà è formata da tante maglie che uniscono le persone in un movimento solidale. Non esiste in Svizzera nessun’altra organizzazione in grado di sensibilizzare tante persone. A prescindere dall’importo donato dalla popolazione, si sente che la Catena della Solidarietà s’impegna con il cuore. Sul piano internazionale, la Catena della Solidarietà è un’organizzazione di dimensioni modeste, ma forte, solida e che svolge un lavoro di grande qualità. E questo fa la differenza.

Che cos’è per lei la solidarietà?

Riconoscere che «io» posso esistere solo se ci sono altre persone. Solidarietà è generosità nei confronti di sé stessi e degli altri. Ed è proprio questo sentimento che cerco di vivere.

Può garantire ai donatori della Catena della Solidarietà un impiego ottimale al 100% dei loro soldi?

No. Un tasso di successo del 100% è raro, in tutti i settori. Dove c’è intervento dell’uomo, possono essere commessi errori. E il lavoro umanitario non fa eccezione. Ma grazie ai controlli e alle visite regolari della Catena della Solidarietà, gli errori vengono individuati e notificati, e si adottano le dovute misure per migliorare la situazione.

Ora lascia la Catena della Solidarietà e la SRF. Di che cosa si occuperà?

La mia vita professionale attuale poggia su due pilastri. Sono partner in una piccola agenzia pubblicitaria nella Svizzera orientale e mi propongo come moderatrice e istruttrice nel campo dell’arte di presentarsi.

Che cosa vuole trasmettere alla prossima generazione di donatori?

Questo il mio messaggio: dovete capire che questo non è il vostro mondo, bensì il nostro mondo. Condividere vuol dire prendersi cura degli altri (sharing is caring).